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Risultati positivi da studio ArisLA che indaga sul possibile utilizzo terapeutico degli esosomi

Gli esosomi, vescicole extracellulari con ruoli importanti nella comunicazione intercellulare, sono in grado di migliorare gli aspetti clinici e patologici nei modelli sperimentali di sclerosi multipla e SLA. E’ quanto emerge dai risultati ottenuti dallo studio ‘ExoALS’ (vincitore Bando AriSLA 2016) del gruppo di ricerca coordinato dalla Dott.ssa Raffella Mariotti del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università degli Studi di Verona e recentemente pubblicati sulla rivista scientifica ‘International Journal of Molecular Sciences’.  

In particolare, grazie allo studio, supportato da AriSLA e da Brain Research Foundation Verona Onlus, è stato possibile indagare il ruolo svolto dagli esosomi, isolati dalle cellule staminali adipose (ASC) e somministrati su un modello murino di SLA familiare con mutazione SOD1 (G93A), e riscontrare il loro potenziale effetto neuroprotettivo.

Sono stati, infatti, monitorati gli effetti degli esosomi somministrati sulla progressione della malattia attraverso prove motorie e l’analisi dei motoneuroni lombari e delle cellule gliali (cellule che, insieme ai neuroni e ai vasi sanguigni, formano il sistema nervoso). I risultati hanno dimostrato che la somministrazione ripetuta di esosomi ASC ha migliorato la prestazione motoria e ha ridotto l’attivazione delle cellule gliali nei modelli murini SOD1 (G93A) trattati.

Inoltre lo studio ha permesso di confrontare l’effetto di due diverse vie di somministrazione degli esosomi, endovenosa e intranasale. Su questo aspetto la ricercatrice Mariotti spiega come quella intranasale sia stata eletta come preferibile per effettuare studi di tipo traslazionale. “La somministrazione per via intranasale – commenta la Dott.ssa Mariotti – grazie alle sue caratteristiche, risulta infatti essere facilmente accessibile, non invasiva per il paziente e di rapido assorbimento grazie all’elevata permeabilità della zona. La via intranasale impedisce eventuali trasformazioni di tipo metaboliche degli esosomi che possono modificarne l’effetto terapeutico e conseguenze collaterali indesiderate risultano ridotti, rendendo più accettabili anche terapie prolungate. In particolare, nelle malattie neurologiche, l’utilizzo di questa via preferenziale ci permette di avere un accesso facilitato al Sistema nervoso centrale, bypassare la barriera emato-encefalica e raggiungere così le aree terapeutiche bersaglio sfruttando il collegamento naso-cervello. La dimensione delle nanoparticelle – sottolinea ancora la ricercatrice –  ben si presta alla creazione di una forma farmaceutica in tipo spray o dispositivo nasale (liquido, a dosaggio di polvere o pressurizzato-liquido/solido o semisolido)”.

 

I significativi dati raccolti dallo studio contribuiscono dunque ad accrescere la conoscenza sugli esosomi e rappresentano una valida base per proseguire la ricerca al fine di migliorare il loro possibile e promettente utilizzo terapeutico nei pazienti SLA.

Contatto  per eventuali richieste di approfondimento:

Dott.ssa Raffaella Mariotti

Raffaella.mariotti@univr.it

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