Passi avanti nella ricerca scientifica sulla SLA grazie a studio finanziato da AriSLA

Prof.ssa Francesca Granucci dell’Università Milano-Bicocca

Prof.ssa Francesca Granucci dell’Università Milano-Bicocca

Il progetto Pilota,  finanziato da Fondazione AriSLA, ha aggiunto nuove informazioni sul ruolo dell’infiammazione nella patologia.
Lo studio, derivato dal progetto Pilota DC-ALS con responsabile la Prof. Francesca Granucci dell’Università Milano-Bicocca, è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Scientific reports

  

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è una malattia invalidante progressiva, caratterizzata dalla degenerazione dei motoneuroni sia centrali che periferici. Studi recenti hanno evidenziato un chiaro ruolo dell’infiammazione cronica sistemica nell’influenzare i processi neurodegenerativi. Le cellule dendritiche sono fagociti del sistema immunitario innato capaci di attivare le risposte infiammatorie. Capire le possibili alterazioni funzionali di queste cellule nei pazienti affetti da SLA potrebbe, quindi, rappresentare un passaggio importante per la caratterizzazione del processo infiammatorio che contribuisce alla progressione della malattia. In questo studio è stato valutato lo stato di attivazione e la funzionalità delle cellule dendritiche nel sangue dei pazienti. E’ stato osservato che, nei pazienti affetti da SLA, il numero di cellule dendritiche circolanti si riduce e, in concomitanza, aumenta in tali cellule l’espressione di molecole, quali il CD62L, necessarie per il loro reclutamento ai siti infiammatori. La scomparsa dalla circolazione e l’espressione di tali molecole indica un attivo reclutamento delle cellule dendritiche ai tessuti malati. In questo studio è stato anche evidenziato che, in una sottopopolazione di pazienti, le cellule dendritiche producono quantità molto più elevate rispetto ai controlli sani di molecole rilevanti per il reclutamento di altre cellule infiammatorie ai tessuti malati. Ciò significa che le cellule dendritiche richiamate nel sistema nervoso contribuiscono al mantenimento dell’infiammazione mediante il reclutamento di altre cellule infiammatorie.

Bloccare questo circuito potrebbe contribuire a ridurre l’infiammazione e presumibilmente a rallentare i processi neurodegenerativi”, spiega la Professoressa Francesca Granucci, responsabile del progetto – .La nostra ricerca apre al possibile utilizzo in futuro di farmaci biologici per bloccare il funzionamento della molecola CD62L così da limitare l’infiammazione nei pazienti riducendo la presenza di cellule dendritiche infiammatorie nei tessuti malati”.