Nuova pubblicazione sulla rivista scientifica “Scientific Reports” di un progetto pilota finanziato da AriSLA

Camilla Bernardini

Dott.ssa Camilla Bernardini dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Roma

Il paper da poco pubblicato riguarda il progetto di ricerca ‘EpiALS’, di cui è responsabile la dott.ssa  Camilla Bernardini dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Roma

 

La progressione temporale della SLA è estremamente variabile: in alcuni casi la malattia può avere un decorso rapido, in altri ha una evoluzione molto più lenta che si può protrarre anche oltre i 10 anni. Durante questo progetto è stata analizzata la risposta molecolare del muscolo scheletrico alla denervazione suddividendo i pazienti in base al decorso della malattia. I risultati mostrano che, nei pazienti a progressione lenta, vengono espressi specificatamente due microRNA, piccole molecole di RNA non codificante che partecipano alla regolazione genica, che promuovono una composizione del muscolo prevalentemente di tipo “slow” (a contrazione lenta), ovvero di quel tipo di muscolo adatto a compiere sforzi di resistenza.

L’idea che deriva da questi risultati è che un muscolo di tipo “slow” possa essere quindi più resistente alla denervazione, come infatti già avviene nei muscoli dell’occhio” – spiega la Dr.ssa Bernardini, ricercatrice dell’Istituto di Anatomia Umana e Biologia Cellulare dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e coordinatrice del Progetto Pilota ‘EpiALS’ (Call 2014) -. E’ stata inoltre rilevata la diminuzione di un altro microRNA (mir206), che influisce positivamente sul processo di re-innervazione durante la progressione della malattia. Nel complesso i risultati suggeriscono che una modulazione dei microRNA individuati possa portare ad un rallentamento dell’atrofia muscolare causata dalla perdita dell’innervazione da parte del motoneurone. Questo studio svela la possibilità di un nuovo approccio alla prognosi e ad una terapia coadiuvante che miri ad un target terapeutico di più facile accessibilità quale il muscolo scheletrico” conclude la Dr.ssa Bernardini.