COMUNICAZIONE SUL PROGETTO DI RICERCA CLINICA ‘RAP-ALS’

Jessica Mandrioli (2)

Dott.ssa Jessica Mandrioli, U.O. Neurologia del Dipartimento di Neuroscienze, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena

Con la seguente comunicazione si intende fornire un aggiornamento in merito alla evoluzione del progetto di ricerca clinica “RAP-ALS, Trattamento con Rapamicina nella Sclerosi Laterale Amiotrofica”, tra gli studi vincitori della ‘AriSLA Ice Bucket Call for Clinical projects’, lanciata nel 2015. Il progetto è coordinato dalla dott.ssa Jessica Mandrioli, U.O. Neurologia del Dipartimento di Neuroscienze, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena.

RAP-ALS ha avuto avvio a ottobre 2017. Lo studio di fase 2, che coinvolgerà 8 centri italiani che recluteranno 63 pazienti affetti da SLA, prevederà un periodo di trattamento in doppio cieco di 18 settimane ed un periodo di follow-up di 36 settimane. I pazienti verranno randomizzati in 3 bracci di trattamento, corrispondenti a 3 differenti dosi di rapamicina e placebo. I risultati sono attesi per la fine dell’anno 2019. Per richiedere maggiori informazioni scrivere a segreteria@arisla.org.

 

 

SCHEDA PROGETTO

RAP-ALS: Trattamento con Rapamicina (Sirolimus) nella Sclerosi Laterale Amiotrofica

 Principal Investigator: Jessica Mandrioli, U.O. Neurologia, Dipartimento di Neuroscienze, Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena.

Partenariato 8 centri di ricerca sul territorio italiano situati a Modena, Milano, Torino, Genova, Novara e Padova

Valore del progetto: 426.825 euro

Ambito di ricerca: Ricerca clinica - Full Grant

Durata: 24 mesi

 

OBIETTIVI DEL PROGETTO

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dalla degenerazione e morte dei neuroni motori della corteccia cerebrale (1° motoneurone), del tronco cerebrale e del midollo spinale (2° motoneurone). Clinicamente si manifesta con la progressiva paralisi della muscolatura scheletrica che determina la perdita della capacità di movimento, di comunicare, di deglutire e di respirare. La malattia esordisce mediamente nella sesta decade di vita, anche se tutte le classi d’età possono esserne affette; colpisce tutte le razze, con una incidenza nel mondo di 2-3/100.000 abitanti/anno.

Esistono numerosi trattamenti volti al controllo dei sintomi e al mantenimento della qualità della vita e l’approccio clinico multidisciplinare è riconosciuto come il miglior metodo di cura dei malati con SLA, in quanto consente di rispondere alle numerose e complesse necessità dei pazienti. In Italia l’unico farmaco con indicazione per la SLA è il Riluzolo; non sono disponibili trattamenti in grado di guarire la malattia, anche a causa dei processi patogenetici non ancora del tutto chiari.

Negli ultimi anni sono stati ipotizzati diversi possibili meccanismi patogenetici per la SLA, tra i quali l’accumulo di proteine alterate all’interno dei neuroni e le disfunzioni a livello della risposta immunitaria, la quale assume caratteristiche neurotossiche anziché protettive. In modelli cellulari e animali (Drosophila, Zabrafish e Topo TDP43) la rapamicina si è rivelata in grado di promuovere la rimozione delle proteine alterate attraverso l’induzione dell’autofagia, e di agire sopprimendo la risposta infiammatoria neurotossica. Rapamicinainfatti, è in grado di indurre la differenziazione dei linfociti in cellule T-regolatorie (linfociti T-reg) capaci di trasformare lo stato infiammatorio “tossico” della microglia, che favorisce la morte neuronale, in uno stato “protettivo.

Studi su modelli animali e su persone colpite da SLA hanno dimostrato che il numero delle cellule T-reg nel sangue correla con l’andamento della malattia, in quanto un numero maggiore di linfociti T-reg si associa ad una maggiore sopravvivenza. Rapamicina è quindi un farmaco candidato ad agire su meccanismi specificatamente implicati nella patologia.

Ad oggi non vi sono evidenze sull’effetto biologico e clinico di Rapamicina nelle persone affette dalla SLA. In questo studio il gruppo di ricerca intende verificare come la Rapamicina sia in grado di modificare l’espressione di alcuni marcatori biologici di infiammazione in pazienti affetti da SLA trattati con il farmaco (i linfociti T-reg), rispetto a pazienti trattati con placebo, valutando anche la sicurezza e la tollerabilità del farmaco in pazienti SLA, determinandone la dose minima necessaria per attraversare la barriera emato-encefalica ed entrare nel Sistema Nervoso Centrale. Saranno valutati altresì alcuni marcatori di infiammazione e di risposta immunitaria.

 

IMPATTO SULLA MALATTIA

Le informazioni derivate da questo studio, potranno essere utili a comprendere meglio alcuni meccanismi patogenetici della malattia, in particolare il ruolo dell’autofagia e dell’infiammazione nella SLA, nonché i meccanismi di azione di rapamicina nella malattia.

Nel caso i risultati si rivelassero positivi, saranno la base necessaria per il disegno di un successivo studio di fase III di conferma.