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RICERCA CLINICA

 

La ricerca clinica comprende una vasta gamma di azioni interdisciplinari che si dividono in due categorie generali: osservazione e sperimentazione. L’osservazione comprende principalmente gli studi epidemiologici e la ricerca orientata al miglioramento delle cure mediche e della qualità di vita dei pazienti. Questo tipo di ricerca spesso non porta ad un diretto beneficio dei partecipanti, ma migliora le conoscenze sulla malattia e, di conseguenza, promuove lo sviluppo di diagnosi, prevenzione e opzioni di trattamento. Gli studi sui fattori genetici che determinano la predisposizione e/o la suscettibilità alla malattia, l’identificazione dei marcatori e, in generale, lo sviluppo di nuove tecniche di diagnostica e di misurazione della progressione della malattia, sono spesso condotti da medici che si occupano di eseguire periodici controlli sui pazienti.

I pazienti stessi contribuiscono allo sviluppo della ricerca tramite l’iscrizione al registro dei malati, alla donazione di sangue e tessuti, ed infine, prendendo parte agli studi clinici.

 Gli sforzi congiunti della ricerca clinica e traslazionale convergono nello sviluppo e attuazione di studi clinici. La sperimentazione sugli esseri umani ha il fine ultimo di testare la sicurezza e l’efficacia dei farmaci e, pertanto, costituisce la fase cruciale e conclusiva dello sviluppo dei trattamenti.

Negli ultimi dieci anni sono state avviate oltre 20 sperimentazioni cliniche sulla SLA. Ad oggi l'unico agente che esercita un effetto, per quanto modesto, sulla progressione della malattia è il riluzolo (Rilutek ®; AventisParma SA).

Alcuni problemi metodologici sono stati ultimamente discussi come possibile causa del fallimento dei trial sui pazienti SLA, anche quando conseguenti ai promettenti studi preclinici, nello specifico:

-          messa in discussione della validità e della capacità predittiva dei modelli usati negli studi pre-clinici,quasi esclusivamente eseguiti  sui topi e ratti mSOD1. E’ stato suggerito che l’eterogeneità fenotipica nei topi transgenici, variabile espressione del transgene umano rispetto a quella effettivamente riscontrata nei pazienti SLA, ostacoli l'interpretazione dei dati e la valutazione dell’effetto reale terapeutico dell’agente studiato. Inoltre, al fine di estrapolare i dati dal modello di topo alla malattia umana, si devono prendere in considerazione le differenze di anatomia e immunologia non ancora del tutto comprese. Infine, gli studi preclinici che vantano successo sono spesso condotti su animali in fase pre-sintomatica, una situazione che poco riproduce lo status dei pazienti SLA, già in stato avanzato della malattia, quando vengono coinvolti negli studi clinici;

 

-         inadeguatezza del disegno dello studio clinico in termini di dimensione del campione, scelta del dosaggio, somministrazione di farmaci e farmacodinamica, ulteriormente ostacolato da basse iscrizioni e diagnosi tardive, nonché grande eterogeneità fenotipica nei pazienti SLA;

 

-         mancanza di test go-no-go in fase preclinica e clinica limita l'efficacia della sperimentazione. E’ necessaria la presenza di biomarcatori come marcatori surrogati, per facilitare la scelta delle terapie dei candidati, per minimizzare i costi e, infine, per accelerare e migliorare la progettazione di test clinici.

Per informazioni su studi clinici conclusi e in corso visitare i seguenti link:

www.aisla.it/loadedFile/fa6c94460e-1-462.doc - iscrizione a studi clinici in Italia

www.als.net, www.ninds.nih.gov, <SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Calibri','sans-serif

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