Alessandro Barbon

Partner del progetto PRESTIGIOUS. Ricercatore presso l’Università degli Studi di Brescia.

Sono nato 51 anni fa, sull’altopiano di Asiago, luogo di villeggiatura, noto per il suo buonissimo formaggio ma anche per importanti centri scientifici.

PERCHE’  E’ DIVENTATO RICERCATORE?

Sono, si può dire, un “figlio d’arte”; mio padre è un professore di Astronomia e ho vissuto la mia giovinezza in un ambiente ricco di stimoli verso la ricerca scientifica. La scelta di laurearmi in Biologia è “colpa” del professore di Scienze del Liceo che mi ha appassionato alla materia; durante il percorso universitario, attraverso l’incontro coi diversi docenti, ho poi maturato la scelta di dedicarmi alla ricerca.

IL SUO PERCORSO DI STUDI: HA LAVORATO ALL’ESTERO, ESPERIENZE PARTICOLARI?

Dopo il diploma presso il liceo scientifico di Asiago, ho preso la laurea in Scienze Biologiche presso l’Università di Padova con una tesi in genetica umana. Dopo il tirocinio post-laurea mi sono trasferito all’Università di Brescia come vincitore di una borsa di Dottorato e qui ho svolto l’intera carriera accademica, prima come ricercatore e adesso come professore.

La mia speranza è che il nostro progetto possa porre le basi per definire i principi di una nuova terapia basata sull’RNA. Sicuramente non nel breve periodo, essendo un progetto preclinico, ma in un futuro non troppo lontano.

HA UN MODELLO DI RIFERIMENTO?

Non ho un modello di riferimento in particolare, se non i tanti ricercatori italiani che con grandi difficoltà economiche riescono a fare una ricerca di alto livello anche grazie all’aiuto di fondazioni come AriSLA.

UN INCONTRO CHE LE HA SEGNATO LA VITA

Come professore universitario ho incontrato tanti colleghi italiani e stranieri e moltissimi studenti; da tutti ho sempre cercato di imparare qualcosa; è un bagaglio di esperienze che mi ha arricchito come persona e come ricercatore. Sono tanti piccoli incontri che hanno segnato e illuminato il mio percorso.

PERCHE’ STUDIA LA SLA?

Dall’inizio della mia attività mi sono sempre occupato di neurobiologia ed in particolare di come potessero venir regolate le molecole di RNA, i messaggeri dell’informazione genetica, nei neuroni. Lo studio della SLA viene di conseguenza, essendo anche il malfunzionamento del metabolismo degli RNA una delle possibili cause dell’insorgenza della patologia.

GRAZIE AL FINANZIAMENTO AriSLA CREDE CHE IN FUTURO AVRA’ L’OPPORTUNITA’ DI ACCEDERE AL ALTRI FONDI?

Il finanziamento AriSLA sarà fondamentale per determinare se l’approccio ipotizzato dal nostro progetto è valido ed applicabile a diverse mutazioni malattia; con i dati che si potranno ottenere potremmo applicare a finanziamenti ministeriali e soprattutto europei per approfondire la tematica.

C’E’ QUALCOSA CHE LA MOTIVI QUANDO FA IL SUO LAVORO?

Tra le mie motivazioni, c’è sempre e comunque la curiosità! Poi la possibilità di lavorare con giovani ricercatori, cercando di coinvolgerli e appassionarli al mondo della ricerca. Dalla loro allegria e vitalità trovo la motivazione ad affrontare le difficoltà che questo lavoro comporta.

HA MAI INCONTRATO UN MALATO DI SLA? COSA L’HA COLPITA?

Ho un cugino che è affetto dalla malattia; vive in Francia e purtroppo lo vedo poco; è sempre stata una persona molto vitale prima che la malattia iniziasse a manifestarsi; proprio la sua voglia di vivere, sempre e comunque, il non volersi arrendere mai, mi colpisce e mi stimola nella ricerca.

QUALI SONO LE SUE PASSIONI E GLI HOBBY? INCIDONO IN QUALCHE MODO NEL SUO LAVORO DI RICERCATORE?

La ricerca è una passione e purtroppo o per fortuna occupa la maggior parte del mio tempo. Credo di essere fortunato ad aver fatto della mia passione il mio lavoro!

UN SOGNO NEL CASSETTO

Come per tutti i ricercatori… fare una scoperta che aumenti le nostre conoscenze e possa avere un impatto positivo sulla vita dei malati!

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