Antonia Ratti

Sono nata e vivo a Lecco, ho 58 anni, sono sposata e ho due figlie. Se sono oggi una ricercatrice è grazie alla mia professoressa di scienze al liceo che mi ha fatto appassionare alla biologia e ha stimolato la mia curiosità. Un altro incontro importante è quello che ebbi da neo-laureata con Rita Levi Montalcini in visita all’Istituto in cui lavoravo da poco. Vedere questa donna minuta ed elegantissima nel suo vestito grigio-argento (aveva già 84 anni) aggirarsi nei laboratori con l’entusiasmo di una ragazzina mi colpì molto.
Mi affascinano e ammiro molto coloro che mettono tanta passione in quello che fanno, in ogni ambito, lavorativo e non: l’impegno nonché l’amore e la passione sono i motori necessari per raggiungere traguardi e realizzare sogni.
Perché studiare la SLA? Mi sono ritrovata quasi per caso a lavorare sulla SLA nel laboratorio del Prof. Vincenzo Silani, neurologo che si occupava già da anni di questa malattia. La studio ormai da più di 20 anni e ad oggi non farei cambio con altri argomenti di ricerca.
Ciò che mi motiva nel mio lavoro è cercare di contribuire a riempire i tasselli ancora mancanti di questo enorme puzzle che è la SLA.
La SLA è una malattia molto complessa che pone molte sfide ai ricercatori. Purtroppo i tempi della ricerca non vanno di pari passo coi tempi della malattia, ma in questi ultimi anni ho visto straordinari e inimmaginabili avanzamenti per quanto riguarda la genetica, i meccanismi di neurodegenerazione e i modelli sperimentali per studiare questa patologia ottenuti direttamente dai pazienti come le cellule staminali pluripotenti indotte.
Ho visto persone di ogni età la cui vita viene stravolta da una diagnosi di SLA, che devono accettare di convivere con questa terribile malattia, e ho conosciuto anche i loro familiari, tutte persone molto belle, forti e stoiche nella drammaticità della loro condizione.
Nei weekend mi dedico a camminate in montagna e a passeggiate sul lago nonché ad attività di volontariato nel sociale, momenti fondamentali per ricaricare le batterie nel (poco) tempo libero. Un mio desiderio è poter viaggiare in giro per il mondo per conoscere culture diverse e abbattere molti muri e molte paure.
Tra le mie esperienze formative e professionali, la specializzazione presso l’Università di Milano, un periodo al Children’s Hospital a Philadelphia e poi all’Ospedale Policlinico di Milano, fino ad arrivare all’IRCCS Istituto Auxologico Italiano nel 2004, prima come ricercatrice universitaria e poi dal 2019 come Professore Associato in Genetica medica dell’Università degli Studi di Milano.